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Il secondo decreto salva banche

category italia / svizzera | economia | opinione / analisi author Tuesday October 21, 2008 22:47author by Donato Romito - FdCA (a titolo personale) Report this post to the editors

Il secondo decreto salva banche del governo poggia su tre pilastri: il ministero dell'economia garantisce obbligazioni e titoli di debito emessi dalle banche con scadenza fino a 5 anni e di nuova emissione; uno scambio tra titoli di Stato e titoli bancari, sempre di nuova emissione e con scadenza a 5 anni per facilitare l'accesso delle banche ai finanziamenti; e la garanzia del ministero dell'economia per operazioni di rifinanziamento delle banche presso l'eurosistema.


Il secondo decreto salva banche


Il secondo decreto salva banche del governo poggia su tre pilastri:
  1. il ministero dell'economia garantisce obbligazioni e titoli di debito emessi dalle banche con scadenza fino a 5 anni e di nuova emissione (entro il 2009), dopo l'entrata in vigore del DL;
  2. uno swap, cioè uno scambio tra titoli di Stato e titoli bancari, sempre di nuova emissione e con scadenza a 5 anni per facilitare l'accesso delle banche ai finanziamenti;
  3. la garanzia del ministero dell'economia per operazioni di rifinanziamento delle banche presso l'eurosistema.
Gli interventi scattano solo se è la banca a richiederli. Cosa che costringe le banche in difficoltà a sputtanarsi e che permette al governo di NON quantificare l'ammontare dell'intervento, a differenza di quanto hanno fatto Germania (€400-500 mld), Francia (€360 mld).

Benché il governatore della Banca d'Italia abbia stabilito un tetto massimo di garanzia di €40 mld per le banche che vogliono fare uno swap (cioè sostituire i loro titoli dubbi o di scarsa qualità con quelli "sani" in portafoglio alle banche centrali), la non definizione del finanziamento governativo permette una sorta di discrezionalità nel contenere l'operazione di salvataggio o di espanderla senza perimetro nella valutazione caso per caso.

Permanendo un alto tasso Euribor (5,318% lunedì 13), vale a dire quello con cui le banche si prestano denaro tra di loro, superiore di quasi 20 punti al tasso di sconto fissato dalla BCE (che pure svetta al 3,75%, anche dopo il ribasso concordato a livello europeo), l'operazione di salvataggio potrebbe non essere decisiva, soprattutto per le banche che richiederanno di accedere alle garanzie offerte dal DL, ma che così facendo si mostreranno deboli nel caso di richiesta di prestito presso banche non bisognose. Eppure anche queste ultime potrebbero rischiare, dato che i loro titoli, benché sani, non sarebbero garantiti dall'intervento di garanzia statale.

Se col primo DL salvabanche, il 155 del 9 ottobre, è stata "garantita" l'Unicredit di Alessandro Profumo in piena ricapitalizzazione, il secondo decreto manda segnali di piena garanzia a Intesa Sanpaolo di Corrado Passera che ha di recente lanciato proprie obbligazioni per €1,5 mld, con tasso fisso a 7 anni e rimborso del capitale in 5 quote annuali a partire dall'ottobre 2011, ora pienamente garantiti. Che pacchia!!

Insomma soldi pubblici per il capitale finanziario, mentre gli indicatori per il 2009 sono tutti in negativo e nel caso del PIL sono sotto-zero (decrescita infelice!!) e portano dritti dritti alla recessione.

Per dare respiro alle condizioni materiali di vita dei lavoratori occorrerebbe un progressivo calo del tasso di sconto della BCE, una battaglia per il sostegno a salari, stipendi e pensioni, per i quali non vi è un solo euro stanziato.

Invece di detassare lo straordinario (con la crisi di produzione??) sarebbe meglio puntare sulla detassazione delle... tredicesime!!


Donato Romito

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