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Tuesday October 14, 2008 12:19 by Daniela dei Cobas e Giuseppe dell’USI
![]() Abolire la legge "Gelmini" I ministri Gelmini e Tremonti hanno provveduto a elaborare un piano di riforma della scuola dettato dalla logica dei tagli che passa attraverso il ripristino di vecchi moduli e modelli didattici e educativi ormai inattuali e inattuabili. Si tratta di un’operazione di vero e proprio smantellamento della scuola pubblica, accompagnato dal chiaro intento di privatizzare l’intero mondo dell’istruzione, della ricerca e della formazione. LA SCUOLA SVENDUTAAlla beffa del nuovo contratto scuola, che ha previsto un aumento di 70 euro netti per i docenti e 50 per gli ATA, si aggiunge oggi un inquietante progetto di definitiva demolizione della scuola pubblica. Nel caso del contratto la responsabilità ricade su governo e sindacati di Stato e sul solito giochetto concertativo, nel caso della riforma della scuola la responsabilità ricade interamente sul governo e sulla sua volontà di trasformazione “restaurativa” del mondo dell’istruzione. Il punto di partenza di questa riforma è il previsto ritorno al maestro unico nella scuola elementare,un provvedimento che da una parte nega il fattore plurale e pluralistico della funzione docente, dall’altra determina il taglio di numerosissimi posti di lavoro! I ministri Gelmini e Tremonti hanno provveduto, con l’art. 64 della legge finanziaria estivan.133/2008 (dal titolo Contenimento della spesa pubblica - disposizioni in materia di organizzazione scolastica) a elaborare un piano di riforma della scuola dettato dalla logica dei tagli che passa attraverso il ripristino di vecchi moduli e modelli didattici e educativi ormai inattuali e inattuabili. Si tratta di un’operazione di vero e proprio smantellamento della scuola pubblica, accompagnato dal chiaro intento di privatizzare l’intero mondo dell’istruzione, della ricerca e della formazione. Soltanto per la scuola elementare si parla di una contrazione di 87.000 insegnanti; per quanto riguarda poi i plessi scolastici ritenuti sottodimensionati (con meno di 600 alunni) il taglio raggiungerà la cifra di 2000 istituti, e comporterà un aumento di alunni per classe; per non parlare della contrazione del 17% del personale non docente con una perdita di 44.500 posti di lavoro. Inoltre l’attività della scuola materna si articolerà solo nella fase antimeridiana, costringendo le famiglie a ricorrere ad altre agenzie educative (senz’altro private) per le ore pomeridiane; mentre la scuola elementare (la più colpita) subirà la reintroduzione del maestro unico, provvedimento imposto con un decreto legge non approvato dal Consiglio dei ministri ma direttamente trasformato in legge: un vero e proprio colpo di mano! L’orario settimanale, nelle primarie, sarà ridotto a 24 ore, con un’inevitabile una compressione dei saperi e dei percorsi formativi. Con l’eliminazione del Tempo Pieno l’orario verrà ridotto da 40 a 30 ore con pesante penalizzazione per la crescita educativa e culturale complessiva dei bambini. Nella scuola media verrà ridotto il Tempo prolungato fino al raggiungimento di 29 ore settimanali, con la relativa scomparsa di 13.600 cattedre. Anche nelle scuole superiori verrà ridotto l’orario in tutti gli indirizzi, ed in particolare negli istituti Tecnici e Professionali, in cui si raggiungeranno al massimo le 32 ore di lezione, con relativa penalizzazione dei percorsi didattici tradizionali, dell’attività di laboratorio e di approfondimento. Infine nei licei si arriverà a 30 ore settimanali; così che si assisterà complessivamente ad un taglio di almeno 14.000 cattedre alle superiori. Infine l’art. 6 relativo alle previsioni di spesa per i prossimi anni fino al 2011 impone dei risparmi di spesa molto alti e molto rigidi: “Dall’attuazione dei commi 1,2,3 e 4 del presente articolo devono derivare per il bilancio dello Stato economie lorde di spesa, non inferiori a 456 milioni euro per l’anno 2009, 1650 milioni di euro per l’anno 2010, a 2538 milioni di euro per l’anno 2011 e a 3188 milioni di euro a decorrere dall’anno 2012”, si tratta praticamente di una decurtazione complessiva di circa 8 miliardi di euro ai finanziamenti statali della scuola, che corrispondono al 20% del bilancio complessivo dell’istruzione nel nostro paese. Il Ministero dell’istruzione sarà costretto, dice la legge, ad applicare rigorosamente tali provvedimenti pena l’intervento d’ufficio del Governo. E’ dunque chiarissimo l’intento di questo governo volto a smantellare la scuola pubblica, ad annientarne i percorsi culturali, e a precarizzare il personale docente e non docente; sorge, infine, il sospetto che questi soldi risparmiati andranno in parte a finanziare la scuola privata confessionale! Ci si dovrebbe chiedere allora quanti miliardi di euro verranno invece regalati alle imprese! … Se davvero l’intento del governo fosse quello di razionalizzare ed ottimizzare le risorse del settore, il primo intervento dovrebbe riguardare l’insegnamento della religione cristiana cattolica, una pseudo-disciplina a metà strada tra il catechismo e gli studi sociali, nella quale si valuta solo l’impegno e non il risultato didattico e che costa alla collettività circa 700 milioni di euro all’anno. Senza contare il costo aggiuntivo che le scuole devono sostenere per garantire la materia alternativa o l’assistenza agli studenti che non si avvalgono dell’insegnamento della religione. Un risparmio reale che si sarebbe potuto fare da anni, così come quello per i tanti esperti nella terza area dell’istruzione professionale chiamati dalle scuole e pagati come professori universitari. Ma i risparmi che si potrebbero fare, senza danneggiare la scuola, come sempre non saranno effettuati; mentre la Gelmini acquisterà 10.000 lavagne interattive multimediali (per un impegno di spesa pari a 20 milioni di euro) da distribuire alle scuole medie, con corsi di formazione per qualche migliaio di insegnanti più fortunati. Ai tanti tagli già annunciati si aggiunge la revisione degli stanziamenti del bilancio preventivo dello Stato previsti per le scuole per l’anno solare 2008: si tratta di 60 milioni di euro a fronte dei 108 erogati nel 2007, con una riduzione effettiva di oltre il 45 %; di conseguenza il finanziamento che ogni scuola riceverà, dovrebbe aggirarsi intorno ai 6000 euro l’anno. Ma ancora più grave si configura la situazione delle supplenze brevi, che passa da uno stanziamento di 573 milioni di euro (2007) a 246 (2008), somma del tutto insufficiente a garantire le sostituzioni necessarie. Un altro decreto legge, il n. 137 (detto “Gelmini”) emanato il 1° settembre da approvare entro il 1° novembre (quando se ne decreterà la conversione in legge) in entrambi i rami del Parlamento (è passato alla Camera), prevede tra l’altro (senza alcun onere ulteriore per la finanza pubblica) l’introduzione di una nuova disciplina del genere dell’“educazione civica” (Cittadinanza e Costituzione) per tutti gli ordini di scuola, senza la previsione di un aumento dell’orario scolastico né di alcun finanziamento aggiuntivo, il 5 in condotta per la bocciatura come deterrente contro il bullismo, il già citato maestro unico per la scuola primaria, e l’adozione definitiva dei libri di testo per cinque anni. Dulcis in fundo la situazione delle assenze per malattia (art. 71 della L.. 133/2008, ex DL n.112 detto “Brunetta”, entrato in vigore il 25 giugno 2008), secondo la quale si prevede un trattamento economico ridotto per i periodi di malattia, in barba al diritto alla salute sancito dall’art. 32 della Costituzione, che da sempre garantisce nel nostro paese il pagamento integrale dei periodi brevi di malattia. Ai lavoratori statali sarà infatti corrisposto, nei primi dieci giorni di assenza, “il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità, nonché di ogni trattamento accessorio”, recita appunto l’art. 71. Quindi gli insegnanti dovrebbero ricevere, per i primi dieci giorni di assenza del periodo di malattia, solo lo stipendio base, senza l’indennità prevista per la funzione docente: una norma chiaramente incostituzionale in quanto applicabile solo ad una figura professionale del comparto, i docenti, che per di più comporterebbe una detrazione dallo stipendio maggiore per i docenti con più anzianità di servizio e di età e quindi più esposti al rischio di malattie anche professionali. Rispetto a tutto questo sembrerebbe risibile pensare di dover ringraziare la ministra Gelmini per le 30.000 assunzioni annunciate a giugno. I ministri Gelmini e Tremonti hanno evidenziato “la mancanza di condizioni” (vedi Italia Oggi, 17/06/08) per l’assunzione di 50.000 nuovi dipendenti a causa dei pochi pensionamenti che hanno avuto luogo nello scorso anno scolastico (solo 18.000)!!!!! Una scuola precarizzata è già svenduta in partenza, perché si appoggia non solo sul lavoro di oltre 300.000 lavoratori a tempo determinato in attesa da anni di un contratto definitivo, ma anche sullo sfruttamento di coloro che, pur avendo raggiunto l’agognato “ruolo”, vengono “flessibilizzati”, e trasformati in personale ricattabile sul piano dei diritti e sottoposto alla stessa logica autoritaria e competitiva che si vuole reintrodurre in tutta la scuola! Per tutto questo e per i tagli complessivi alla scuola pubblica che si valutano in 8 miliardi in più anni, rivendichiamo la necessità di scioperare il 17 ottobre e di continuare a mobilitarci nelle prossime settimane per chiedere con forza l’abolizione della “Gelmini” e del progetto di scuola portato avanti da questo governo. Così come riteniamo importante riunificate i vari settori di lotta fino ad oggi troppo separati, trovando anche tra le famiglie e gli studenti i nostri naturali alleati per costruire una “vera” scuola che sappia rilanciare una delle nostre parole d’ordine: UN ALTRO FUTURO E’ POSSIBILE!
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